16 giugno 2026

Non solo Hormuz, 5 choke point controllano il 90% delle merci del mondo: l’intervista ad Alessandro Giraudo

L’intervista ad Alessandro Giraudo a cura di Sara Tirrito su La Stampa.

Acqua, grano, metalli: un filo che genera continuamente conflitti?
Nella Mezzaluna fertile contiamo circa 1.900 conflitti in 5000 anni di storia: gli uomini si battevano per acqua, cereali e legno. Le miniere d’argento finanziarono il V secolo di Atene. Roma lanciava le sue legioni verso paesi ricchi di risorse: la Spagna, l’Inghilterra, la Romania per l’oro. La caduta di Costantinopoli ridusse l’arrivo delle spezie in Europa e spinse gli europei a cercare l’Asia passando per occidente – aprendo la strada alle scoperte geografiche.

Quale storia raccolgono i choke point di Hormuz?
Li abbiamo sempre avuti. La guerra di Troia non fu combattuta per gli occhi di Elena ma per il controllo dello Stretto dei Dardanelli e per il mercato dell’oro di Troia, situata accanto al fiume Pattolo – dove si trovava il regno di Mida. Chi controllava quel passaggio imponeva gabelle su tutto il traffico. Oggi abbiamo Suez, Panama, Bab el-Mandeb, Hormuz e Malacca: cinque punti nevralgici attraverso cui passa il 90% delle merci mondiali. Hormuz è doppiamente critico: non solo per il petrolio, ma perché da lì transita il gas del Qatar, materia prima essenziale per produrre ammoniaca e fertilizzanti. Un blocco prolungato significa rincari alimentari globali.

Come legge oggi il ruolo delle materie prime nelle tensioni geopolitiche?
Nulla di nuovo sotto il sole: siamo sempre davanti a uomini che cercano materie prime, vogliono garantirsi flussi stabili e sono pronti a usare la forza. La questione iraniana non riguarda i 440 kg di uranio – è una scusa classica. Di fatto, sotto i piedi di quella gente c’è il 20% delle riserve petrolifere mondiali. La Groenlandia è ricchissima di risorse strategiche. L’Ucraina ha un cratone geologico miliardario pieno di metalli rari e titanio. Le materie prime dominano le scelte politiche e militari ogni giorno.

E i dazi? Anche quelli hanno radici antiche?
Tra il 1873 e il 1896 l’Europa visse una guerra dei dazi durata 23 anni, causata dall’abbandono del bimetallismo: l’argento perse valore e i paesi che su di esso basavano la moneta subirono una violentissima svalutazione. I loro prodotti inondarono l’Europa, provocando una crisi che i governi contrastarono solo con i dazi. Quella guerra finì grazie all’invenzione dell’energia elettrica. Oggi a Washington qualcuno decide di applicare dazi del 100%. Il dazio diventa uno strumento bellico pacifico – un ossimoro, perché non esistono guerre pacifiche.

C’è una materia prima di cui si parla troppo poco?
L’elio. Crediamo serva solo per i palloncini, invece è indispensabile per produrre microchip e per raffreddare i magneti delle risonanze magnetiche. Un mio amico che lavora in ospedale mi ha detto che pagano l’elio dieci volte di più rispetto al 2022. Il Qatar produce il 30% dell’elio mondiale. Con il conflitto in corso, si rischia una paralisi. Anche qui: tutto si tiene.

Qui l’intervista completa.

Qui il libro: https://addeditore.it/prodotto/alessandro-giraudo-materie-prime-guerre-e-dazi/

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