Oggi sono una persona molto felice e nessuno mi toglierà il fatto che sono una ragazza: Carolyn Hays in dialogo con sua figlia Othilia
Carolyn Hays in dialogo con sua figlia Othilia su Vogue Italia.
Carolyn Hays: Non ne parliamo mai, del libro. So che l’hai letto, ma anche all’epoca non ne abbiamo discusso molto. Forse questa è l’occasione giusta?
Othilia: Penso che il libro parlasse già di per sé e non c’era nulla che mi avesse sorpreso più di tanto. In fondo quella era la mia vita, la nostra. Eppure il discorso dei diritti delle persone transgender ha da sempre percorso praticamente tutte le nostre vite.
C.H.: Vero. Ma negli ultimi anni quei discorsi si sono fatti più urgenti. Mentre scrivevo nel 2022 gli Stati Uniti stavano facendo grandi passi avanti. Ora che tu sei un’adulta quei traguardi vengono cancellati e le persone trans sono un obiettivo politico. Forse partirei da questo: guardandoti indietro, pensi sia stata una buona idea pubblicare quel libro?
O.: Sono felice che tu l’abbia fatto allora. Se l’avessi scritto adesso ti saresti esposta a un sacco di odio. E poi mi piace che non fosse sulla difensiva: l’hai scritto con tanta speranza. Mostrare la vita di famiglie reali come la nostra è diventato sempre più importante.
C.H.: È strano ma sembra che stia succedendo tutto da capo. Quello che abbiamo passato come famiglia su una scala più piccola – dover lasciare gli Stati Uniti del Sud per garantire la tua sicurezza e il tuo benessere – si sta ripetendo su scala nazionale. E tu hai dovuto lasciare la tua casa di nuovo, stavolta andandotene dall’America.
O.: È dura pensare che solo lo scorso semestre studiavo in una grande università americana. Sentivo che le reti di sicurezza si stavano sfaldando, così come stavano crollando le cose che tenevano salda la nostra democrazia. E non solo per me. Ora vivo in Spagna, le lezioni sono iniziate e ho notato come le persone siano molto più serene e disponibili, meno divise sulle piccole cose. C’è meno ostilità, lo senti nell’aria. Non starei studiando all’università o iniziando la carriera da modella se fossi rimasta negli Stati Uniti. Lì mi chiedevo in continuazione: sarà sicuro uscire? Le notizie sono terrificanti, le persone transgender vengono oltraggiate in continuazione. Quindi sono fortunata a vivere qui, ma anche molto privilegiata ad aver avuto i mezzi per farlo. E l’avete reso possibile tu e papà, benché non sarà stato facile.
C.H.: Rimanere lì stava diventando sempre più difficile. Non ho mai capito l’odio per le persone transgender, una minoranza diventata capro espiatorio. Mi si gela il sangue, e quando tutto viene rivolto a tua figlia è ancora più dura da digerire, giorno dopo giorno.
O.: La mia libertà e l’affermazione di me sono qualcosa che molti non arrivano a concepire. Le considerano una minaccia. Non per forza il fatto che io sia trans, ma che le persone trans in generale possano vivere la vita alle proprie condizioni, anche quando la società è contro di loro. Dovrebbe essere una cosa da celebrare, e invece non è così. Ho scelto di sentirmi sempre più forte e ogni contraccolpo mi fa impegnare ancora di più.
C.H.: Anche la moda e il lavoro da modella sono parte di te, ora…
O.: Sì, anche perché ci deve essere sempre più rappresentazione delle persone transgender. Siamo una minoranza molto piccola e molti non vogliono neanche dichiararsi. Nemmeno io lo volevo quando ero più giovane, mi sembrava un peso, un rischio, quindi mi conformavo perché mi sentivo più al sicuro. Ma ora voglio farmi vedere, essere me stessa. Può sembrare una cosa ingenua ma chi ha nella propria vita delle persone transgender è più disponibile a supportare i nostri diritti. Non mi aspetto di essere accettata da chiunque, ma sono stata accolta da repubblicani, cattolici devoti e cristiani conservatori. Quando li riguarda in prima persona, spesso cambiano idea.
C.H.: L’ho notato anche io. È bello vedere questo cambiamento. E sono molto orgogliosa della generosità che dimostri su questo.
O.: E tutti dovrebbero avere una mamma coraggiosa come la mia.
C.H.: Non mi sento molto coraggiosa al momento. Sei la mia quarta figlia, dovrei essermi abituata a lasciarti andare e trovare la tua strada. Ma in questo momento storico sento un istinto di protezione quasi opprimente. Forse vale per tutti i genitori: i figli crescono e ci viene richiesto di consegnarli a questo mondo crudele. Oggi ancora più crudele.
O.: Eppure mi supporti nei miei studi di fashion design e come modella, anche se questo significa che io mi esponga al mondo?
C.H.: Certamente. Nel libro scrivevo di come, da bambina, ti mettevi a ridere nel sonno. Ecco quello che ho sempre voluto proteggere più di ogni cosa: il tuo essere ragazza e la tua gioia. Che sono legate l’uno all’altra.
O.: Ci sei riuscita. Perché oggi sono una persona molto felice e nessuno mi toglierà il fatto che sono una ragazza.
Qui il pezzo completo.
Qui il libro: https://addeditore.it/prodotto/una-storia-damore/