Perdonare le nostre madri

Traduzione:Michela Deiana
Illustrazione:Federico Manzone
In arrivo
Pagine:232
Formato:14x21 cm
Data uscita:22 Gennaio 2027
ISBN:9788867835942
E voi, che rapporto avete con vostra madre? Ecco un libro per dare voce a un rapporto così difficile. Victoire Tuaillon
Claire Richard parla di sé e di molte ragazze e donne: è l’analisi delle ferite e della collera a farci trovare la giusta distanza.- Marie Claire
La matrofobia è la paura di vivere le rinunce, la frustrazione, la postura più o meno sottomessa toccata in sorte alle nostre madri. Claire Richard racconta bene questo sentimento che talvolta diventa un’ossessione.- Donna Moderna
Ogni donna ha vissuto qualcosa di simile. Forse non vogliamo somigliare a nostra madre, ma non possiamo affrancarci da quel legame, senza quello sguardo è come se ci mancasse una gamba.- Io Donna

«Non sarò mai come lei», si è ripromessa Claire Richard guardando sua madre, e come lei moltissime donne. Perché spesso le figlie provano tanto risentimento verso le loro madri? Perché questo rapporto, idealizzato, a volte si rivela così doloroso?

Il termine matrofobia non parla della paura verso la propria madre, né di quella verso la maternità, ma della paura di diventare come lei. È il rifiuto di ciò che incarna e trasmette: rinuncia, sacrificio, invisibilità, ma anche controllo, durezza, silenzio. Una paura che scava in profondità, tra amore e rabbia, sotto il peso di un sistema che ha imposto alle donne rinunce e modelli precostituiti, che diventano un limite per la propria emancipazione.

Attraverso un racconto personale e le risposte di un campione di donne (dai 18 ai settant’anni), Claire Richard traccia una mappa degli effetti del patriarcato nelle famiglie e della violenza che le donne subiscono, e talvolta perpetuano, per generazioni. Reagire a quei comportamenti è il primo passo per abbandonare il sentimento di rivalsa e ricostruirsi.

«“Perdonare” è un verbo molto potente. Mi sono chiesta a lungo se fosse adeguato, ma ho scelto di usarlo perché parla a tu”e, e la sua stessa inadeguatezza può aiutarci a pensare.»

Non ricordo il momento esatto in cui ho guardato mia madre e ho pensato: non sarò mai come lei.