La notte dei mille inferi
Intan Paramaditha rivela che la cosa più spaventosa nella vita non sono i fantasmi che popolano le sue opere, ma il pregiudizio umano. Solo autori geniali sono in grado di restituire un mondo stratificato e complesso, e lei è una di loro.Eka Kurniawan- La bellezza è una ferita
C’era una volta la casa di una nonna, su un lembo dell’isola di Sumatra. Tre nipoti – Mutiara, Maya e Annisa – la esplorano come un luogo traboccante di misteri, pentoloni anneriti, vecchie fotografie e un pozzo proibito. Certe notti si può udire il lamento della kuntilanak, la morta vestita di bianco che non riesce a trovare pace. La nonna Victoria, la donna tigre, consegnerà alle ragazze il loro destino, sotto forma di una profezia: la prima diventerà la custode, la seconda viaggerà e la terza sarà una bellissima sposa. Diventate grandi, le tre sorelle saranno riunite da una tragedia. Da lì, il sipario si apre su una galleria di fantasmi, soprattutto interiori, di incantesimi da infrangere e rivoluzioni da innescare. Come un angelo della vendetta, una sorellastra torna dal passato per scuotere le ultime certezze rimaste.
Nelle atmosfere gotiche di questo romanzo si riverberano gli echi del passato coloniale e la coscienza di una femminilità sfaccettata: tra la provincia di Lampung, Jakarta e New York, si muovono donne che non vestono i panni di Cenerentola, ma provocano scompiglio, cambiamento o morte.
Sono sempre le sorellastre brutte a cominciare le rivoluzioni.