L'empatia è politica
Regole sociali e biologia dei sentimenti
Speranza, rabbia, inquietudine... Di fronte a un presente ansiogeno, un eccesso emotivo ci travolge, atrofizzando il dibattito pubblico. Le nostre emozioni hanno preso il controllo, uno stallo pericoloso.TÉLÉRAMA
Che cosa ci spinge a riconoscere, capire e condividere le emozioni dell’altro, a provare empatia? Perché ricordiamo bene l’incendio di Notre-Dame, e poco gli aacchi in Sri Lanka che negli stessi giorni hanno causato 300 vittime? Perché nel processo Amber Heard-Johnny Depp i social hanno vinto sui fatti? Come mai le guerre a Gaza o in Siria non riescono a suscitare un’empatia duratura?
Le neuroscienze e la sociologia smontano l’idea di empatia come qualità umana universale, ponte affettivo tra soggetti, culture o società, mettendone in luce il carattere selettivo che ci porta a riservare il nostro potenziale di identificazione e di altruismo a ciò che sentiamo più familiare.
Con rigore e analisi stimolanti, Samah Karaki dimostra come le nostre scelte, personali e collettive, siano dettate anche da emozioni plasmate dalle strutture culturali, storiche, politiche e dai media, mettendoci in guardia dalla mercificazione dell’empatia: alle sofferenze e alle ingiustizie non servono risposte individuali ed emotive, ma azioni politiche e sociali.
Fermarsi a guardare, mostrarsi attenti per il tempo di una notizia, di un’immagine, di un video che scorre, dà allo spettatore l’impressione di aver fatto qualcosa di buono. Essere testimone di una sofferenza ci dà l’illusione di aver «fatto» qualcosa per mitigarla.