Fare biciclette
Storie di inventori e grandi imprese
Il mondo del ciclismo è fatto di grandi campioni, gare epiche, sfide indimenticabili, ma prima di tutto questo c’è qualcosa che spesso si dà per scontato e che è parte integrante della storia: la bicicletta. Mezzo apparentemente semplice ed elementare (un trapezio di ferro e due ruote che si muovono grazie a una catena), la bicicletta è un’opera di ingegno e maestria costruttiva, soluzioni sperimentali e materiali innovativi.
Ma chi sono stati i grandi artigiani del ciclismo? Quali storie ci celano dietro un marchio? Quali nomi hanno segnato l’evoluzione del mezzo in tutto il mondo?
Tra botteghe d’altri tempi, visionari, fabbri e ingegneri, passando da Tullio Campagnolo a Shozaburo Shimano, dai precursori californiani della mountain bike fino a Keith Haring, da Edoardo Bianchi al genio di Dario Pegoretti, Marco Ballestracci ci porta nelle fucine in cui hanno preso forma le bici dei campioni e quelle che utilizziamo tutti i giorni. Non importa che siano antri polverosi o laboratori di alta tecnologia, perché se la componente umana è il cuore del ciclismo sportivo, la stessa importanza ce l’hanno i luoghi dove si forgiano pezzi e si modellano telai. Anche lì si nasconde la medesima intramontabile passione.
L’inizio dell’evoluzione ciclistica è un oggetto oggi appeso al soffitto del Museo della Scienza di Londra, in South Kensington: la Rover Safety Bike di John Kemp Starley del 1885, composta da un trapezio di ferro, una catena e, questione di non poco conto, ruota anteriore e posteriore di diametro pressoché identico. Dopo di lei, poi, è successo di tutto.