Tecnopolitica
Come la tecnologia ci rende soldati
Se la tecnologia ridisegna i confini del potere, serve una risposta democratica. Libération
Intelligenza artificiale, neuralink, satelliti, metaverso: le Big Tech sono protagoniste assolute del nostro secolo, identità ibride capaci di ridefinire la morfologia della costruzione collettiva che chiamiamo Stato, di intervenire sull’andamento di un conflitto, di tracciare nuove frontiere. La loro pervasività può trasformarci in soldati, arruolati in una guerra invisibile che si combatte sul campo di battaglia più ambito, il nostro cervello, spingendoci a un’interpretazione binaria della realtà: tecnologia o democrazia?
Per impedire che la tecnologia divori la politica e diventi il carburante delle guerre future, Asma Mhalla indaga la natura del rapporto tra tecnica e politica, le sue nuove forme di potere, le estensioni e le implicazioni della sua potenza. Maneggiare la paura non basta più e il tumulto di questo inizio secolo è l’occasione di riaffermare il progetto politico democratico. È questo il punto di partenza, una combinazione tra l’infinitamente grande e l’infinitamente umano perché noi, cittadini consapevoli, siamo l’elemento che può conciliare il progresso tecnologico e quello sociale.
Mhalla sarà ospite il 30 marzo a Biennale Democrazia a Torino e il 3 aprile a Incroci di civiltà a Venezia.
La tecnologia può essere sinonimo di libertà, a condizione che sia governata come tale, senza trasformarla in un mostro totalizzante, a condizione di non vederla come un fine, ma una strada che porta a qualcosa di più grande e di più bello: conoscenza, sapere, progresso per tutti. Davanti a questo nuovo Leviatano noi, semplici cittadini, non siamo disarmati. Abbiamo emozioni, sensazioni, intuizioni, umanità.